Scuola a teatro: la Locandiera

Pubblichiamo l'articolo di un nostro alunno sulla pièce di Goldoni data al Comunale di Lonigo

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LA LOCANDIERA

La commedia “La locandiera” scritta da Carlo Goldoni nel 1752, e rappresentata in aprile al teatro Comunale di Lonigo, narra di una locandiera di nome Mirandolina, rimasta orfana dopo la recente morte del padre, bramata per la sua bellezza ed il suo carattere forte ed indipendente dai clienti, come il Conte d’Albafiorita ed il Marchese di Forlipopoli; e non solo dai clienti, poiché anche il cameriere di fiducia della locanda, Fabrizio, è innamorato di lei.

Tuttavia un personaggio, il Cavaliere di Ripafratta, sostiene di disprezzare le donne, definendole delle ingannatrici, e addirittura la rovina degli uomini. È proprio questa sua convinzione che attira Mirandolina, la quale tenta in tutti i modi di farlo innamorare.

La donna si rende conto di essere desiderata e non sopporta gli uomini che fanno i “cascamorti” con lei, esattamente come hanno fatto il Conte ed il Marchese, anche se ognuno usa metodi differenti, in accesa rivalità. Il Conte d’Albafiorita sfrutta e spende le sue ricchezze per acquistare gioielli preziosi, provocando un grande sentimento d‘invidia nel suo rivale in amore, il Marchese di Forlipopoli, il quale cerca di conquistare la fanciulla offrendole la sua protezione, vista la recente scomparsa del padre.

Questi due personaggi durante il corso dell’opera restano sempre “uguali”, senza mai mutare i loro comportamenti, anche se alla fine il Conte decide di diventare più umile prendendo esempio da alcune situazioni accadute, e accettando la decisione di Mirandolina che sceglie di sposare Fabrizio. Mirandolina è ormai abituata a questi comportamenti e corteggiamenti, e quasi si diverte a vedere il Conte ed il Marchese “lottare” per averla. Ma quando nota che per la prima volta un uomo non è ammaliato dalla sua femminilità, ma è addirittura determinato nella sua idea di disprezzare le donne, decide di farlo innamorare di lei a tutti i conti. Perciò gli dà la biancheria di miglior qualità, lo serve per primo, prepara delle specialità e beve alla sua tavola. Secondo me è proprio il Cavaliere il personaggio più dinamico dell’opera, poiché inizialmente rimane fortemente convinto del suo odio per le donne e questa sua determinazione attira la padrona, ma dopo i vari stuzzichini, le chiacchere a tavola ed i modi seducenti di Mirandolina, il Cavaliere si rende conto che in lui è nato un sentimento a lui finora estraneo. La prova definitiva l’abbiamo quando la locandiera finge uno svenimento causato dal vino bevuto prima: il Cavaliere di prodiga per cercare aiuto e far risvegliare la donna. Alla fine, quando scopre di essere stato ingannato, sconfitto e disperato torna alla sua ideologia iniziale. 

Mirandolina invece resta “costante” per gran parte dell’opera, sempre convinta della decisione di portare a termine la sua sfida personale. Ma poi quando il Cavaliere, dopo l ’inganno, diventato furioso, cerca di vendicarsi, la donna si rende conto dello sbaglio e dopo un’intensa riflessione decide di cambiare e di non voler più ingannare nessuno.

Per quanto riguarda gli specchi, presenti nella scenografia all’inizio e alla fine dello spettacolo, rappresentano simbolicamente le varie forme della donna: ricordano il fenomeno sociale del doppio, che nell’Antica Grecia era molto temuto ed impersonato nella divinità di Dioniso. Questi era per l’appunto la divinità più inquietante del Pantheon greco nonché il Dio del teatro, come specchio della realtà sociale.

Perciò quando Mirandolina decide di cambiare e di seguire suo padre, gli specchi si frantumano, proprio come le sue precedenti forme, ormai rivelatesi inautentiche.

 Matteo Mercanti – II BA

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