Oggi è il Safer Internet Day. Questa giornata può sembrare come tutte le altre, invece è la ricorrenza di un tema molto importante: la sicurezza in rete, in particolare nell’uso dei social. Molti di noi, oggi, la sottovalutano: si sentono capaci di gestire e mantenere in rete un rapporto rispettoso nei confronti degli altri utenti.
Eppure, avvengono ogni giorno episodi in cui un commento o un messaggio di troppo si trasforma in denigrazione, calunnia e diffamazione. Il cyberbullismo è una realtà concreta, non solo virtuale, è vicina a noi e, purtroppo, continua a provocare vittime. I responsabili di questi episodi siamo anche noi. Sì, noi che anche dopo il suicidio di un ragazzo tendiamo a minimizzare il dramma con frasi del tipo: “Era fragile” oppure: “Ma sì, erano ragazzi che scherzavano”!
Come degli ipocriti, spesso ci uniamo alla massa per scrivere un commento che può ferire un’altra persona, per il semplice fatto che lo stanno facendo tutti o perché quello della vittima “è solo un profilo social”. Agiamo come se ciò che accade nei social non fosse una cosa reale e non potesse ferire direttamente le persone.
Carolina, Andrea, David, Michele, Marco, Leonardo, Paolo… sono i nomi solo di alcuni, tra i ragazzi che non ce l’hanno più fatta a sopportare il peso delle parole e che noi vogliamo ricordare. Michele Ruffino, che colpa aveva? Era un ragazzo di soli 17 anni, ma decise di gettarsi da un ponte perché il dolore che provava era insopportabile. Meritava di subire bullismo e cyberbullismo per i suoi problemi motori? E Carolina Picchio, meritava di subire continue umiliazioni nell’età in cui ci si dovrebbe divertire spensierati? Lei, a soli 14 anni, non riuscì più a sopportare le offese, gli insulti e i commenti con parole piene d’odio che le arrivavano da persone che neanche la conoscevano. Questo la portò a compiere quel maledetto gesto estremo.
Ragazzi, compagni di scuola, riflettete su ciò che dite, le parole hanno un peso e non si può mai prevedere il valore che ad esse può attribuire la persona che le ascolta: possono diventare una potentissima arma, a volte letale. Diversi sono i casi allarmanti di giovani che in questi anni si sono tolti la vita a causa di bullismo e cyberbullismo. Leonardo Calcina, ad esempio, era un 15enne, che una domenica decise di spararsi con la pistola d’ordinanza del padre; David Peruffo si tolse la vita legandosi un filo elettrico attorno al collo, oppure Andrea Spezzacatena, Marco Ferrazzano, Paolo Mendico e tanti altri.
Quando si arriva a questo punto, non si può più tornare indietro e rimediare ai propri errori, perciò noi possiamo e dobbiamo imparare da questi avvenimenti per non commetterne mai più di simili. Dobbiamo imparare a tendere la mano a chi ha bisogno d’aiuto e a non ignorare o sottovalutare le situazioni di scherno che, come si è visto, possono degenerare. I social sono utili, ma se usati male possono diventare anche uno strumento pericoloso, che rende indelebile e permanente anche ciò che in seguito si vorrebbe cancellare.
Noi peer “Prevenzione bullismo” vorremmo invitarvi a riflettere:
Peer “Prevenzione bullismo e cyberbullismo”
Yasmin Derram (4^ES), Sofia Danese (4^DMS)
ITA Trentin

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